Apple ha detto basta al lavoro minorile nelle miniere di Cobalto.

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2012

Lo sfruttamento delle miniere africane è argomento al centro di polemiche da diverso tempo, dai diamanti di sangue, provenienti da zone di guerra, al cobalto per le batterie elettriche, che accosta lavoro disumano e sfruttamento minorile.

È di gennaio 2016 il report rilasciato da Amnesty International e dall’organizzazione non governativa Afrewatch, varie aziende tra cui Apple, Samsung, Microsoft, Volkswagen e Daimler/Mercedes avrebbero utilizzato il cobalto, estratto nelle miniere congolesi, all’interno delle batterie inserite in vari prodotti, dagli smartphone alle auto elettriche e ibride.

 

Il coinvolgimento non è diretto e viene coperto, piú o meno involontariamente, da una catena molto complessa di azende locali, fornitori, rapporti con il Paese in questione…

Quello che si chiedeva alle aziende era di approfondire la loro filiera di approvvigionamento del minerale per limitare i danni.

Apple, da tempo “sotto accusa” per il lavoro minorile nelle fabbriche dei partner cinesi, rispose che stava indagando sulla presenza di cobalto del Congo nei propri prodotti e affermó di essere in prima linea contro il lavoro minorile e l’acquisizione di minerali da zone di guerra: avrebbe cercato una revisione della fornitura di cobalto che non avesse interrotto bruscamente le relazioni con il Congo per non impoverirne il mercato interno, ma ora ha detto basta!

Ai primi di marzo di quest’anno Apple ha dichiarato di aver interrotto temporaneamente l’acquisto di cobalto proveniente dalle miniere del Congo, ancora sotto accusa per le condizioni di lavoro dei minatori e per l’utilizzo di minorenni in un’inchiesta del Washington Post e Sky News.

L’azienda di Cupertino vuole rimuovere ogni traccia di lavoro minorile nelle attività di produzione legate ai suoi dispositivi elettronici. In particolare, stilerà una lista delle miniere di cobalto che fanno capo ai suoi fornitori, così come ha già fatto per altri minerali “critici”, come lo stagno, il tungsteno, il tantalio e l’oro.