Cos’è un dominio e come registrarlo

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Registrare un dominio, per i neofiti, può non essere una passeggiata, ma è facile. Meglio comunque informarsi sui costi. E sul “misterioso” hosting.

La registrazione di un dominio ad attivazione immediata, come potrebbero confermarvi gli esperti di giga.it, è spesso l’obiettivo principale di chi debutta sul web. Per farlo senza incespicare, però, è opportuno orientarsi preventivamente. Anzitutto, arrivare all’appuntamento cruciale con le idee chiare, sapendo già quale nome depositare; in secondo luogo, è il caso di scegliere con cura il provider al quale affidarsi. Il famigerato hosting è lui.

Concentrarsi sul dominio
Il punto di partenza è proprio questo, decidere il nome, quindi il dominio: è ciò che renderà riconoscibile il vostro sito, per cui val la pena di spenderci qualche minuto. Anche perché una volta consegnato, tale nome non può più essere cambiato, almeno per un anno (a meno di non acquistare un nuovo spazio). In ogni caso è un’operazione realizzabile senza avere già un hosting di riferimento. Oppure sì, ma ai fini dei vincoli non ci sono differenze.

La parola chiave: inserirla o no?
Qualora il vostro campo d’azione sia il commercio di monopattini, potreste chiamare il vostro website, a puro titolo di esempio, monopattino.com. Di certo è una soluzione che orienta subito il potenziale cliente verso il vostro prodotto. Tuttavia, l’idea di propendere, al contrario, per una visibilità del proprio marchio non è sbagliata, anzi è preferibile, e il perché è presto detto. Vi chiamate Verdi? Se “appioppate” al sito il vostro cognome, nominandolo – per dire – verdi.com, oppure gli attribuite l’appellativo della ditta, domani non dovrete preoccuparvi di apportare cambiamenti nel caso in cui decideste di mettervi a produrre pure gli skateboard. Dunque, all’inizio, meglio porre più attenzione su un aspetto simile che su altri riguardanti possibili ottimizzazioni. Per quelli c’è tempo.

A chi rivolgersi per la registrazione?
Andiamo al concreto, ovvero agli indirizzi da consultare per fare il proprio ingresso in Internet. Primo fra tutti, giga.it, che presenta tanti vantaggi economici per la registrazione di un dominio ad attivazione immediata. Ma esistono anche altri cosiddetti registrar: Interhosting è uno di questi, e sono pure DotSter, Register.com, Enom, NameCheap e Pop.it. Se un hosting ce l’aveste già, potrebbe occuparsi esso stesso della “famigerata” registrazione: Bluehost, Supporthost e Keliweb sono alcuni dei punti di riferimento per i “nuovi arrivati in rete”.

A proposito delle aste
Ci sono campi, come quello delle assicurazioni o quelli delle carte di credito o del gioco e delle scommesse, che risultano oggi piuttosto competitivi. Gli affaristi più navigati – rientrate in questa categoria? – non avranno problemi a cercare di acquistare all’asta un dominio scaduto. Se quest’ultimo tratta gli argomenti di cui intendete occuparvi ed era fatto discretamente, vi ritroverete già alcuni fedeli visitatori (sempre che i dati relativi a tale aspetto non siano stati gonfiati, come capita ogni tanto); volendo, è lo stesso meccanismo di un negozio che cambia gestione. Quanto al prezzo, è chiaro che stiamo parlando di un percorso enormemente più conveniente, tranne nei casi in cui ci sono di mezzo dei nomi alquanto richiesti. In aste e trattative di questo tipo, dette backorders, il mercato è ben più imprevedibile e la “consegna” si verifica entro alcuni giorni. D’altro canto, se il vostro dominio scade non avete tantissimo tempo a disposizione: dallo “stand-by” passerà velocemente al “mercato”, poiché ci sono attenti osservatori già pronti a piazzarcelo.

Definizione di dominio
Fermo restando che esistono utilities che possono aiutarvi nella scelta del nome del vostro sito web (soprattutto se siete particolarmente indecisi per natura), diamo uno sguardo alle dinamiche che regolano un indirizzo. Strumenti come DNS (ovvero la risoluzione dei nomi a dominio, che, tramite uno specifico database, permette di riconoscere configurazioni e scadenze) o Name Server occorrono per l’appunto a congiungere lo spazio che curate al nominativo, il quale corrisponde a un IP numerico. Abbandonate la convinzione che a questo sia collegato sempre un solo website (come avviene per i numeri di telefono): all’occorrenza, le risorse dei server sono ormai virtualizzate in vari sottoinsiemi, il che consente a diversi webmasters di agire contemporaneamente senza pestarsi i piedi. Succede con gli hosting condivisi. Comunque, per sviluppare un indirizzo ci sono due o tre livelli da apporre. Il primo – che visivamente è l’ultimo – è l’estensione (per esempio .it o .fr, a indicare la provenienza, oppure .com o .org, per definire il fine); il secondo, immediatamente precedente, riguarda di solito il nome dell’azienda; il terzo, facoltativo, può indicare dei sevizi specifici (plus, mail, ecc.).

L’aspetto economico
I costi di acquisto di un dominio d’abitudine non sono molto incisivi (tranne che non si sia in cerca di estensioni bizzarre). Si parte da una base di circa 10 euro annuali. A saperle rintracciare, esistono possibilità assai appetibili, nonché originali. È inoltre possibile acquisire più estensioni e farle convergere, tramite reindirizzamento, a un solo sito (per prevenire “scopiazzature” sleali).