Inquinamento da Bitcoin!

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Non c’è che dire, se l’utilizzo di energia pulita per le case, le fabbriche e i trasporti è uno degli argomenti più delicati del momento non è possibile non domandarsi se la quantità enorme di energia che serve a creare un bitcoin non sia dannosa all’ambiente!
Per creare Bitcoin serve risolvere un complicato problema crittografico, sempre più difficile man mano che il numero di bitcoin aumenta e quindi diminuisce quello dei bitcoin che si possono “estrarre” (questa valuta è a numero chiuso non oltre i 21 milioni, ma tranquilli ci vorranno ancora circa 100 anni perché vengano creati tutti). Ormai sono computer con grandi capacità di calcolo possono riuscire a venirne a capo e molti di questi sono collegati tra loro e collocati in grandi stabilimenti la cui sede è, non a casa, in nazioni dove l’energia cosa davvero poco come India e Cina…da qui nascono diverse domande circa l’eticità dell’operazione.
L’attuale consumo di mining è pari a quello dello stato di New York, ogni giorno vengono usati 5 gigawatt di energia, poco meno dell’1% della produzione mondiale.

Molti stanno studiando per rendere la produzione di Bitcoin (e delle valute virtuali in genere) ecosostenibile, alcuni cercano di creare le valute senza l’operazione di mining, altri cercano di rendere ecologico in mining stesso.
Ecomining – Bio Invetments S.r.l., ad esempio è una startup che vuole rendere il mining di criptovalute più sostenibile, sia per l’ambiente che economicamente.
Nata solo l’anno scorso, produce e commercializza soluzioni per sviluppare al meglio la catena del valore nella creazione delle criptovalute. Posizionando le “MiningFarm” in prossimità di fonti rinnovabili, per potersi alimentare con l’energia prodotta da impianti fotovoltaici, idroelettrici o eolici. I miners ridurranno il costo dell’energia e i produttori di energia pulita troveranno clienti di peso che permetteranno all’industria ecosostenibile di svilupparsi.